05 Nov 2025
Mancano 100 giorni: Aldo Anzi racconta la “sua” Stelvio
Lo sguardo imperscrutabile, il viso severo e un accenno di sorriso, ogni tanto, come i migliori maestri sanno fare, per stemperare tensione e insicurezza. Aldo Anzi, ottant’anni appena compiuti, è sempre indaffarato tra casa e albergo e ci regala un’ora di storia, anche se preferiremmo ci dedicasse una giornata intera.Un simbolo di Bormio e della Valtellina, Aldo Anzi racconta la pista che tutti gli atleti del Mondo vogliono provare a vincere, la mitica Stelvio. Aldo l’ha sicuramente resa “Mondiale”. Ai Campionati Italiani del 1961 a Bormio, la Stelvio non era proprio così: Aldo quel giorno faceva l’apripista. Prima è maestro di ski poi allenatore del Comitato Alpi Centrali e infine allenatore della Nazionale di Herbert Plank per le discipline veloci e Gustav Thoeni per quelle tecniche. Tra il 1978 ed il 1980 ne segue il ritiro, anche a Bormio. In quel periodo, La Stelvio era una tappa del Trofeo Vanoni e dei Campionati Italiani: partiva dalla Praimont, per entrare alla Rocca e scendere fino al campetto del Ciuk, dove finiva. All’inizio degli anni ottanta, Aldo Anzi, Maurizio Gandolfi, Angelo Sosio, Veri Confortola e Oreste Peccedi uniscono le loro forze e contribuiscono a candidare Bormio ai Mondiali del 1985….. e vincono. Anticipano l’evento le World Series di Ski del 1982, dove Egidio Sertorelli è il direttore di gara, mentre Aldo il direttore di pista. “I mesi precedenti i Mondiali sono stati davvero difficili. Non c’erano acqua e corrente elettrica e le piste dovevano essere preparate con largo anticipo. Gli impianti di innevamento artificiale non erano certo quelli di oggi. La pista classica che portava fino a Bormio passava dall’attuale Bosco Basso, mancava il dislivello necessario per la tracciatura dello Slalom Gigante e dello Slalom Speciale per i Campionati del Mondo e fu così che Nacque la Stelvio”. Oggi gli appassionati possono scegliere di sciare percorrendo una direttissima che dal Ciuk porta al parterre d’arrivo attuale, lo Ski Stadium di Bormio. Il brivido che si prova scendendo dritti dal Muro di S. Pietro e come sia stato realizzato dal progetto originale è la principale caratteristica di questa pista. Questa modifica ha permesso di togliere il Bosco Basso dal tracciato e recuperare tutto lo spazio per arrivare fino all’attuale traguardo. “1010 metri di dislivello, per una pista che solamente i quindici migliori al Mondo sanno interpretare”, racconta fiero Aldo. “Potrebbe assomigliare a Kitzbuhel, ma quando si arriva alla curva di Fontanalonga tutto cambia. Il tratto dalla stradina del 2000 fino ai Prati del Ciuk è il più tecnico, con curve difficili e veloci. Il Piano dell’Orso è molto tecnico e la Carcentina non è la curva più difficile, ma ha un cambio di pendenza che spinge l’atleta verso valle, in percorrenza.Il Salto di San Pietro viene eseguito con una distanza tra i 60 e gli 80 metri. Una volta, gli atleti cercavano di saltare il meno possibile, per non perdere velocità in percorrenza. Oggi arrivano già velocissimi ed è impossibile stare schiacciati al suolo. La Conta è una curva a sinistra molto difficile, perchè la stanchezza si fa sentire, quando la percorri. Un altro paio di curve e l’acido lattico è quasi al 100% e ti satura fino all’arrivo. Nemmeno Wengen che è 20 secondi più lunga, riduce gli atleti così, anche i migliori”. Dopo la seconda avventura mondiale del 2006 e la vendita degli impianti di risalita di Bormio ad un altro consorzio nel 2007, Aldo Anzi lascia ogni incarico ufficiale e si dedica esclusivamente alla scuola di ski e al suo albergo, insieme ai figli. Quest’anno non ci sarà la gara di discesa libera di Coppa del Mondo, sostituita dal Supergigante di Livigno che si terrà il 27 Dicembre. Tutto deve essere pronto per le Olimpiadi di Febbraio. “Non è come una volta che battevamo a mano e con i piedi i tratti ripidi, dalla partenza fino alla Rocca e alla Carcentina”. “Non ti piacerebbe tornare in pista, durante le Olimpiadi?” gli chiediamo al termine dell’intervista. “Quello che potevo dare, l’ho dato. Questo sport è la mia passione e la mia vita. Non ho alcun rimpianto e non ci sono catene nella mia famiglia. Auguro ai ragazzi di andare avanti e non disperdere quello che ho realizzato a Bormio, finchè sarà possibile”.

La famiglia Anzi