13 Apr 2025

Monza: una storia che continua

Monza: una storia che continua

Alla soglia dei Cinquanta tante cose vengono in mente, le persone che hai incontrato, i posti che hai frequentato, le esperienze che hai vissuto. Spontaneamente ti chiedi: “Cosa sarebbe accaduto se avessi fatto scelte diverse ….?”, non dando nulla per scontato.

Se sei nato e cresciuto in Brianza e sei appassionato di motorsport c’è comunque una certezza, indipendentemente dalle scelte di vita che hai fatto: l’Autodromo Nazionale di Monza, con i suoi pregi ed i suoi difetti, ma sempre lì ad aspettarti. Tu lo conosci bene l’Autodromo, lo frequenti fin da bambino e, con la stessa emozione, appena possibile ci porti i tuoi figli, trasmettendogli la stessa passione ed esperienza, e le stesse emozioni che ti faceva provare tuo papà, quando ti raccontava eccitato, gli stessi aneddoti. Qualche volta, non sempre, porti anche tua moglie, che finge di essere contenta, come se l’avessi accompagnata all’IKEA una domenica di primavera, perché ti ama per davvero e tu le prometti che la porterai veramente, all’IKEA.   

Se sei veramente fortunato, hai un papà che ti trasmette la sua stessa grande passione e ti permette a 18 anni di fare la licenza per correre in pista insieme agli amici del paddock, un po’ di scuola guida con qualche pilota vero e poi andare a correre a Monza, guidando l’auto da corsa, targata e assicurata, perché non hai ancora la patente del carrello per trasportarla, per quella aspetta almeno di avere 20 anni, oppure di farla durante il servizio militare.

Il club dove sei nato e cresciuto  possiede 4 bellissime Alfa Romeo Giulietta T.I. classe 1957, la prima serie, con cui i piloti, quelli veri, hanno corso e vinto il Challenge Europeo per Auto Storiche l’anno prima. Nel 1995 è invece il tuo momento e quello dei  ragazzi che sono diventati grandi nel paddock insieme a te, a guardare i propri genitori correre con le stesse auto, prendergli il tempo con il cronometro, esporglielo con la tabella fuori dal pit-wall, orgogliosi di aver compiuto 18 anni, e quindi autorizzati a stare al “muretto box”. Questa è la prima vera promozione sul campo, diventare parte della squadra e partecipare all’azione, alla gara,  non più ad aspettare che i papà tornino dopo le prove di qualificazione e la gara. Sei un ragazzo molto fortunato. Pensi di meritarti questo weekend, per tutto il lavoro che hai fatto finora, ma ricordati che è solo fortuna se sei tu il pilota, ora che tocca a te. Andare in direzione gara per ritirare la busta con i pass. Quello riservato al pilota questa volta lo indosserai tu. Le verifiche sportive dove devi mostrare la tua licenza da corsa e la visita medico-sportiva, altrimenti non corri, ma tu hai tutto in regola, hai già controllato a casa due volte. Poi le verifiche tecniche dell’auto, sempre qualcosa che manca, l’omologazione delle cinture di sicurezza, la revisione dell’estintore, l’adesivo che indica lo stacca-batteria sul cofano, il documento dell’auto che non sembra conforme, invece lo è. Ora è tutto pronto: si entra in pista per le qualificazioni e poi un’ora di gara tutta d’un fiato, mezz’ora se devi rientrare ai box per il cambio pilota ed aiutare il tuo compagno di gara ad allacciarsi le cinture e ripartire e ,magari va  più veloce di te, ma non ti interessa, perché importante è  finire la  gara e riportare a casa la macchina che ti hanno dato, fidandosi di te. La gara finisce dopo un’ora; non sei andato male, non sei proprio un fermo e, addirittura, ti chiamano sul podio a festeggiare e porti a casa la coppa che metterai sopra il comodino della tua camera da letto. E’ il 1995 e tu hai 19 anni, come tutti i ragazzi che hanno corso con te a Monza La Coppa Intereuropa. Sei fiero di te e del weekend trascorso. Neanche ti accorgi che devi smontare tutta la baracca, le tende, le gomme, le cassette dei ferri, il paddock da ripulire, riportare a casa le auto, ma non ti interessa, perché non hai mai provato niente di più emozionante, finora.  

E poi? … Poi vai avanti con gli anni, decidi la tua strada, entri nel mondo del lavoro, quello vero. Conosci altre persone che hanno altre passioni e te ne parlano, con la stessa emozione con la quale parli tu delle corse di automobili. Ti fidanzi e ti sposi, crei una famiglia e ne sei orgoglioso. La vita frenetica, il lavoro, le frustrazioni, la pace, la guerra, le gioie, i lutti, gli amici di nuovi e di persi, ma la passione, quella che ti resta sempre nel cuore.

Ti capita un giorno di incontrare gli stessi amici del paddock di trent’anni prima che  non vedi da molto tempo, ma che ti restano sempre legati, perché accomunati da questa passione che è l’automobile ed  il marchio Alfa Romeo.

“Mario sai che noi andiamo a correre con la Giulietta a Monza? A metà mese c’è la gara di Campionato Italiano Auto Storiche. Quest’anno è ancora più bello, lo organizza direttamente l’Automobil Club. Tu cosa fai? Tuo papà ce le ha ancora le Giulietta? Corriamo insieme così formiamo la classifica di classe?”.

L’incontro è stato piacevole, si è parlato tutto il tempo solo di automobili. La strada per tornare a casa non è breve, quindi ci pensi. Pensi al  giorno prima, quando hai rivisto per caso quella foto di trent’anni prima che  mostri orgoglioso ai tuoi figli e ti sfina con la tuta da corsa nuova.

Cosa fare? Fai passare qualche giorno e metabolizzi la cosa. A casa, aspetti che i bambini salgano a vestirsi per la notte. “Elsa ho incontrato ieri Emanuele ed Alessandro Morteo, te l’ho detto no?! Mi hanno chiesto se voglio correre anche io a Monza tra un mese”. Silenzio, mentre sparecchi la tavola. Finisci di caricare la lavastoviglie e ti siedi nuovamente davanti a tua moglie. Lei non si è ancora alzata e guarda il cellulare, con fare distratto. Ti guarda e ti sorride: “Se ti va. Ce l’hai l’auto per correre? Da quanto tempo non le mettete in moto?”. Tua moglie, l’ostacolo più grande, è stato superato. Fai passare un’altra settimana, perché gli impegni di lavoro sono tanti e altrettanto importanti le scadenze. Arriva il momento di scoprire se ci sono le auto per fare questa gara a Monza e l’assistenza.  Approfitti di una riunione di lavoro con tuo papà e gli spieghi cosa ti hanno proposto gli amici. “Papà io vado a correre a Monza con una Giulietta, non ti preoccupare, organizzo tutto io, iscrizioni, trasporti (ora ho tutte le patenti n.d.r.) e l’hospitality. Ho già prenotato la visita medica e la prossima settimana vado in A.C. Milano a rinnovare la licenza da corsa, ormai scaduta”. Silenzio, mentre legge un documento con fare disinteressato.  Alza lo sguardo, ti fissa e con il suo modo sempre sprezzante ti risponde in dialetto: “Alùra a vegn’ anca mi” – allora vengo, a correre, anche io. Dovrai lavorare il doppio, preparare una seconda Giulietta,  ma sei felice il doppio, perché non solo tornerai a correre a Monza, con la stessa Giulietta trent’anni dopo. Questa volta sarai tu a portare tutta la struttura e a far correre, con la sua auto, anche tuo papà, che trent’anni prima te l’ha affidata.  Una storia che continua.